Le Ragazze, di Emma Cline

laragazze1Sono le ragazze il punto focale del romanzo d’esordio di Emma Cline. Evie, protagonista e voce narrante, ci restituisce, con il suo sguardo attento, una visione dell’universo femminile accurata, precisa, variegata, supportata dalla consapevolezza di chi rivive la propria vita attraverso il ricordo, di chi ha posto sotto il microscopio ogni espressione, ogni azione e ogni momento.

Quella che ci presenta è una visione dell’adolescenza in cui non è difficile riconoscersi: la ricerca dell’attenzione, il bisogno di essere compresi e amati, di appartenere a qualcosa che ci faccia sentire meno soli. La protagonista ricorda e racconta di un’età in cui ci si sente, prima e più di tutto, una cosa da giudicare, in cui le azioni sono compiute perché spinte principalmente dalla necessità di compiacere per essere accettati. Evie è ancora qualcosa di indefinito, che cerca di prendere forma, di plasmarsi sulle aspettative altrui.

Le figure che la protagonista cerca di compiacere sono principalmente due: Russell e Suzanne. Russell, il leader della setta, è un aspirante musicista di dubbio talento che riesce, grazie al suo fascino, alla sua capacità di cambiare per adattarsi alla persona, come l’acqua che prende la forma del recipiente in cui la si versa, a manipolare chi si trova davanti. Ma non sarà il suo lo sguardo in cui Evie cercherà insistentemente approvazione e amore, bensì quello di Suzanne. Magnetica, ribelle e sicura di sé, Suzanne incarna tutto ciò che lei non è e vorrebbe essere.

Altro elemento cardine dell’adolescenza, segno, in parte, della fine dell’infanzia, è la scoperta dell’umanità e della fragilità dei genitori. Da esseri perfetti, modelli da imitare, diventano creature concrete, imperfette, spaventate. La narratrice lo esprime alla perfezione in questo passaggio:

 Non mi era mai venuto in mente, fino ad allora, che lui potesse essere una figura ridicola, uno capace di fare errori o comportarsi in maniera infantile o muoversi nel mondo con una goffaggine inerme, bisognoso di indicazioni.

La narrazione precisa, lo stile raffinato, la potenza della storia sono elementi che danno qualcosa in più e spiegano, in parte, il grande successo di quest’ottimo esordio. Quello che secondo me è mancato, forse, è stata la capacità di creare una vera connessione tra Evie e il lettore. Il suo sguardo, infatti, mi è parso troppo lontano, distaccato, quasi clinico.